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Meditatio mortis
© Alano - 25.02.08 | 10:36
No Country for Old Men , l’ultimo film dei fratelli Cohen ( leggi recensione ).
Magnifica sottrazione dello sguardo d’insieme, catarsi di tutte le antropologie, sociologie ecc., totale assenza della dimensione collettiva anche come presupposto implicito. Solo una galleria di maiuscole-minuscole solitudini che si tagliano la strada. Infatti, il film è anche una galleria di polaroid sparse sul paesaggio americano.
Che diventa il teatro in cui si erge il terribile destino, l’ultrapotente necessità dinanzi alla quale sei sempre solo come un cane (ai cani l’oscar come migliori attori co-protagonisti), monetina che volteggia e ricade - testa o croce, o dentro o fuori -, falce nelle mani di una specie di Sade in blue jeans, il killer metafisico impersonato da un soprendente Javier Bardem.
Il film si apre e si chiude con due monologhi interiori che meritano di essere riascoltati. In mezzo una lunga meditazione sulla morte che diventa road movie dell’ordinaria macelleria di corpi in putrefazione.
Un guscio d’insensibilità mi avviluppa lentamente. Lo constato senza lamentarmene. E’ un esito naturale, un modo di cominciare a diventare inorganico. (S. Freud, lettera indirizzata a Lou Andréas-Salomé).




