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L’isola
© Alano - 12.04.08 | 11:29
Questo è il titolo del primo libro scritto e illustrato da Armin Greder.
“Un mattino, gli abitanti dell’isola trovarono un uomo sulla spiaggia, là dove le correnti e il destino avevano spinto la sua zattera. L’uomo li vide e si alzò in piedi. Non era come loro.”
Questo è l’incipit del bel libro illustrato dell’autore di origine svizzera, degno erede delle matite del gruppo del Simplicissimus, edito in Italia da Orecchio Acerbo, pluripremiato.
“Ho scritto il racconto in Australia- dice Armin Greder , l’autore-illustratore- ma pensavo alla Svizzera. Poi però c’è stata la storia del mercantile Tampa, il governo australiano ha inventato The Pacific Solution, alla gente è stato insegnato ad aver paura dei musulmani, e così tutti hanno iniziato a odiarli. Allora la mia storia ha cominciato a funzionare anche in inglese. Oggi funziona in tutte le lingue. La xenofobia è diventata internazionale, una globalizzazione di paura e odio.”
Vi invito a leggere il libro, a leggere della questione della Pacific Solution, a riflettere sul perché un figlio di un’isola, la Svizzera, scelga di trasferirsi in un’isola più grande, L’Australia, e finisca per scrivere un libro simile senza sbocchi, duro.
Ma soprattutto mi piacerebbe sapere perché in quarta di copertina l’editore o chi per lui preferisca indirizzare il libro a “tutti quelli che ai muri preferiscono i ponti”.
Perché non il contrario? Perché parlarsi addosso? Che sia un lapsus?